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Yoga

Lo Yoga è uno dei sei Darshana,ovvero quei sistemi che nella filosofia induista permettono all’individuo di raggiungere diversi stati di spiritualità e conoscenza. La parola Yoga deriva dalla radice yuj che denota l'"atto di aggiogare" e cioè risolvere i disagi e disarmonie mentali e fisiche in modo da raggiungere una sorta di calma interiore la quale va oltre i limiti del pensiero, quindi trascende tempo-spazio. La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo Yoga Sutra, redatto da Patanjali Vi sono, ovviamente, molti tipi di Yoga, dall'Hatha all'Asparsha metafisico. Lo Yoga non è propriamente una religione,è invece una scienza, la scienza che studia l'ente nella sua totalità; è anche filosofia perché offre una visione sia fisica che metafisica della vita e della natura. Lo Yoga, non cerca di convincere nessuno e non si professa come unico detentore della Verità Assoluta, non impone ad alcuno le proprie convinzioni Filosofiche e la propria prassi; vive autonomamente e senza pregiudizi nei confronti delle altre dottrine. Se qualcuno ne ha un concetto errato è perché --soprattutto in Occidente-- se ne è fatto una semplice professione, un mercato, una parodia, degradando ciò che è sacro, per quanto queste siano pur sempre eccezioni .Lo Yoga è accessibile a chiunque ma in modo particolare a chi vuole trascendere i limiti dell’uomo “comune” ed arrivare ad una più completa comprensione di sé. Lo Yoga è la scienza del conoscersi per Essere .In termini di coscienza superiore nello Yoga non esiste dualità,nessuna dicotomia. Tanto per fare un esempio il Raja yoga colma le scissure, integra il mondo della dualità abbracciando, con un colpo d'ala, la sfera del sensibile e dell'intelligibile. Vi è quindi l’armonia.

Esistono otto stadi dello Yoga che servono al praticante per raggiungere Paramatma:


1) Yama: questo è lo stato del comportamento morale universale. L’etica dell’Yama si fonda su cinque freni:

-Ahimsa: consiste nel rispettare qualsiasi essere vivente sulla terra. Domina il principio della non-violenza sia fisica che psicologica.
-Aparigraha: è l’astensione dalla bramosia di possedere. In altre parole è il non-attaccamento alle cose materiali(poiché come nel Tao esse sono prese in prestito dalla forza)
-Asteya: è il freno che permette di accedere all’onestà e di liberarsi dall’avidità
-Brahmacharya: consiste nel perseguire una vita casta in modo da mantenere costantemente una purezza all’interno di sé sia morale che sentimentale.
-Sathya: la sincerità è il principio fondamentale per mantenere la coscienza pura e pulita.


2) Niyama:
regole dell’autopurificazione:

-Saucha: salute fisica, purezza,esistono modi per respirare aria pura e purificarsi appunto.
-Santosa: appagamento, armonia mentale,non desiderare qualcosa per sfizio. Accontentarsi.
-Tapas: è il desiderio di evolversi spiritualmente.
-Svadhyaya: accedere al sé interiore,ricerca del vero io.
-Ishvara Pranidhana: affidamento alle “mani divine”. Essendo esseri umani abbiamo un limite spirituale poiché l’apice della spiritualità è Dio.


3)Asana: Gli asana sono delle specifiche posizioni o posture da adottare utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. La funzione degli asana è direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul sistema sottile. Secondo questo sistema esistono delle posizioni adeguate che permettono all’individuo di purificare i proprio canali energetici (Nadi).Il fine è il raggiungimento dell’equilibrio psico-fisico .Gli asana sono classificate in base alla disposizione che il corpo deve assumere. Infatti abbiamo posizioni sedute ,posizioni in ginocchi, posizioni in piedi,posizioni supine,posizioni prone,posizioni capovolte. Ecc..ecc..
C’è un procedimento apposito di concentrazione che si articola in due fasi:

-La fase dinamica

L'oggetto dell'attenzione di questa fase muta col progredire del praticante ed è suddivisibile in quattro parti:


-Concentrazione sulla tecnica corretta
-Concentrazione sul rilassamento (si tratta di mantenere rilassate tutte le parti del corpo non interessate dalla fase dinamica: muscoli facciali e zone corporee che si contraggono di riflesso durante uno sforzo fisico);
-Concentrazione sul respiro (esso deve mantenersi costante e regolare senza accelerazioni o costrizioni,un conteggio di sei secondi per l’inspirazione,sei secondi trattenendo il fiato,sei secondi per espirare);
-Concentrazione sul movimento costante ed uniforme (è il punto d'approdo della padronanza su questa fase in cui il corpo danza in armonia sincronica col suono ed il ritmo del respiro).

-La fase statica

In questa fase si procede verso la modellazione della posizione.
Anche in questa fase sono necessari concentrazione e controllo sulla respirazione in modo da trasferire l'energia incamerata nelle aree sollecitate dalla posizione stessa.
Possiamo perciò suddividerla in due parti:
-concentrazione sull'immobilità e sul rilassamento (la prima è la condizione fondamentale perché il secondo abbia luogo tramite il progressivo allungamento del respiro e la distensione psico-fisica);
-concentrazione sul punto più importante dell'asana (ogni posizione è mirata per agire solo su particolari regioni corporee verso le quali l'allievo deve dirigere la propria attenzione e, con essa, il flusso pranico, potenziando il lavoro fisico già in atto).

Esempi di Asana:

4) Pranayama: Il è il quarto stadio dello Yoga,ed è diretto al controllo del pensiero .Gli stati di Pranayama e Pratyahara,sono conosciuti come delle ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente, quale mezzo per la liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio. La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza,controllo, espansione). Tutto ruota intorno alla sfera vitale in questo caso.

5) Pratyahara: La parola “pratyahara” significa “allontanare le indrie dagli oggetti del mondo materiale”. La pratyahara è il grado sul quale l’adepto impara a comandare i suoi “tentacoli” della coscienza che in sanscrito si chiamano “indrie”. In questo stato il fine è quello di trascendere i limiti materiali e fisici dell’uomo. L’uomo, diceva Krishna, deve imparare a ritirare dentro di se tutte le sue indrie dal mondo materiale, come una tartaruga tira le sue gambe e la testa dentro la corazza. Poi è necessario tendere le indrie verso gli eoni Divini per abbracciare Dio, aggrapparsi a Lui ed unirsi con Lui. Per comandare le indrie bisogna prima saper concentrare l’energia dei chakra e saperla controllare.

6) Dharana: Il termine Dharana,in sanscrito, significa sostegno, mantenimento, coesione; nello yoga indica l'arte di far convergere l'attenzione e l'energia mentale su un unico oggetto, restituendo così unità alla coscienza dispersa .Lo scopo ultimo di Dharana è l’espansione della coscienza: sarebbe più corretto usare i termini "focalizzazione" o "centratura", poiché non è dalla volontà individuale che scaturisce la meditazione in questo caso ma dall’attrazione verso il centro(la mente/oggetto scelto per la focalizzazione).In poche parole Dharana è “il mantenimento della concentrazione corretta”.


7) Dhyana: Dhyana deriva dal sanscrito e sta per visione, ma generalmente viene inteso come meditazione. Dhyana è il grado delle pratiche meditative che portano al Samadhi. Sul grado di dhyana si lavora per l’accrescimento della coscienza per diventare forti in finezza. Nell’ambito della dhyana, il più efficace lavoro meditativo è quello che si svolge sugli speciali “punti di forza” — le zone sulla Terra energeticamente più significative per l’uomo(tanto per fare degli esempi su delle presunte zone “caricate energeticamente”:Stonehenge. Tra una gran quantità di tali punti devono essere scelti quelli che favoriscono l’espansione della coscienza.

8) SAMADHI: rappresenta lo stadio glorioso e lo stadio finale di ogni via spirituale autentica. Anche se lo chiamiamo in diversi modi, SATORI nella pratica zen, NIRVANA nel buddismo o stato di divinizzazione nel cristianesimo, esso è di fatto la stessa condizione suprema dell'essere umano.

La realtà dello stato di SAMADHI va vissuta praticamente: non è sufficiente conoscere informazioni su di esso oppure tentare di immaginarselo poichè, comunque, è impossibile. La verità della sua esistenza al di fuori del vissuto effettivo è solo un frammento di verità. Il SAMADHI, lo stato sovracosciente di estasi divina, rappresenta l'ultima fase nello yoga, la piena fusione tra il conoscitore, l'oggetto conosciuto e la conoscenza propriamente detta. Così, la meditazione (DHYANA) può essere rappresentata attraverso un triangolo: qui esiste la coscienza del conoscitore (colui che medita), ciò che viene conosciuto (l'oggetto della meditazione) e l'azione di conoscere l'oggetto sottoposto alla meditazione. Questi tre sono distinti. Nel SAMADHI (estasi divina), questi aspetti si fondono totalmente, l'uno con l'altro, diventano una e la stessa realtà. Nel SAMADHI (estasi divina), l'oggetto della concentrazione mentale e della meditazione profonda arriva a brillare solo esso stesso nel campo allargato della coscienza dello yogi. Allo stesso tempo, la dualità soggetto-oggetto, conoscitore-conosciuto scompare totalmente. In questo stato, la mente prende interamente la forma dell'oggetto e proprio per questo sembra che la sua forma scompaia. In realtà, gli yogi dicono che la mente non scompare, poiché anche se il suo movimento libero incline a indirizzarsi verso diversi oggetti ora è assente, la coscienza molto arricchita dell'atto della conoscenza tuttavia si conserva. Ciò mostra che, ora, la percezione si realizza senza l'intermediazione di altri canali ausiliari (come ad esempio i sensi, la mente, l'intelletto), fatto per cui una simile esperienza è, praticamente, un fenomeno di identificazione. Il SAMADHI rappresenta così uno stato di identificazione indifferenziata con l'oggetto da conoscere, 1'immersione nella sua essenza ultima, in un'attitudine di distacco di se del conoscitore. Lo yogi sperimenta uno stato di coscienza in cui percepisce il substrato unico e indifferenziato di tutte le cose, delle creature e degli universi. Ora, appare la conoscenza diretta di ciò che i saggi affermano da millenni, cioè che "La parte si trova nel Tutto e il Tutto è presente nella parte."L'essere che si trova nello stato di SAMADHI ritrae la coscienza dall'oggetto della meditazione, raddoppiandolo/riproducendolo in se stesso. Agendo così, si crea uno stato in cui l'oggetto della conoscenza diventa il conoscitore, il processo stesso della conoscenza. Questo stato viene descritto a volte come "vuoto" (SHUNYA), a causa del contrasto con l'apparente pienezza dell'oggettività che lo ha preceduto. La beatitudine della penetrazione nello stato di SAMADHI è indescrivibile .La meditazione (DHYANA) finalizzata con lo stato di SAMADHI è un processo progressivo dell'eliminazione dall'oggetto dei suoi attributi esteriori, sino a che l'essere si identifica con l'essenza stessa di questo oggetto. Rimane solo l'esistenza pura, cioè la nostra natura essenziale. Quando l'acqua evapora da un bacino, scompare anche il riflesso del sole in essa. Analogamente, quando la mente si dissolve nella Realtà Assoluta (Dio), quindi quando il lago della mente scompare, la coscienza dell'individualità compare anch'essa. La beatitudine che segna l'entrata nello stato di SAMADHI è indescrivibile. Questo processo di riscoperta del substrato unico, indifferenziato, di tutto ciò che esiste costituisce la condizione sine qua non per raggiungere l'illuminazione spirituale.

I livelli di sperimentazione dello stato di SAMADHI

Esistono diversi livelli di sperimentazione dello stato di SAMADHI, in funzione della profondità con cui l'essere umano penetra l'essenza ultima delle cose e dei fenomeni, identificandosi perfettamente, alla fine, con Dio, il Supremo Assoluto. Così, nel Raja Yoga (lo Yoga Regale), si ottiene NIRODHA SAMADHI - l'estasi divina che appare sospendendo le fluttuazioni mentali. Nel Bhakti Yoga si ottiene BHAVA SAMADHI - lo stato sovracosciente, ottenuto attraverso una manifestazione estremamente intensa dell'Amore Divino. Un praticante di Hatha Yoga ottiene lo stato di SAMADHI attraverso il risveglio dell'energia potenziale essenziale dell'essere, KUNDALINI e la sua ascensione nel centro di forza situato sopra la cima della testa (SAHASRARA), processo accompagnato di solito dall'apparizione di numerose capacità paranormali.Tutti gli stati di SAMADHI si possono raggruppare in due categorie: SAVIKALPA SAMADHI e NIRVIKALPA SAMADHI.
SAVIKALPA SAMADHI:rappresenta lo stato di sovracoscienza in cui esistono ancora modificazioni della mente. In questa fase hanno luogo analisi e sintesi, investigazioni e ragionamenti astratti. Non esistono più però pensieri negativi, poiché la mente è già pienamente purificata. Lo stato di felicità che si ottiene in questa forma di SAMADHI può costituire a volte un ostacolo nell'ottenere l'illuminazione spirituale, poiché l'aspirante, credendo di essere arrivato allo stadio ultimo, è possibile che si fermi.
Ora la meditazione va praticata ancora più intensamente, affinché egli entri nella tappa successiva, il NIRVIKALPA SAMADHI, lo stato di sovracoscienza in cui non esistono più modificazioni della mente e che definisce, di fatto, la libertà infinita dello spirito. Quando questo stato di sovracoscienza (NIRVIKALPA SAMADHI) diventa continuo e naturale, si raggiunge lo stato chiamato SAHAAJAVASTHA, che è la condizione di un deliberato in vita. Lo stato di SAVIKALPA SAMADHI può essere comparato con una macchina in marcia. La macchina si ferma. Questa cosa può essere comparata con lo stato di NIRVIKALPA SAMADHI, mentre il momento in cui il conducente scende dalla macchina è lo stato di SAHAJAVASTHA. Lo scopo ultimo di ogni cercatore spirituale è la piena comunione con Dio, caratterizzata dalla mancanza di ogni fluttuazione della mente, dell'immaginazione e di ogni modificazione esteriore. Questo è il momento in cui il gioco della mente cessa, i dubbi scompaiono e le conseguenze delle nostre azioni passate e presenti vengono distrutte.

Metodi per trascendere la personalità effimera:

Esistono quattro metodi per trascendere la nostra piccola personalità effimera e per realizzare la comunione con Dio.


1) Primo metodo, chiamato anche metodo non-duale negativo, è il metodo sulla cui base il cercatore nega l'esistenza di tutto ciò che si manifesta intorno, poiché nulla non è la Realtà Assoluta. Ad esempio, egli dice: "Io non sono né il corpo, né la mente. Solo Dio è vero (reale). Il mio Se è identico con l'Assoluto."


2) Secondo metodo, chiamato metodo non-duale positivo, è il metodo sulla cui base l'aspirante cerca di sperimentare direttamente che "tutto è Dio", tutto rappresenta solo il Se, non esiste nient'altro al di fuori di Dio.


3) Il terzo metodo mira al Bhakti Yoga, lo yoga della devozione, insistendo sulla devozione totale e sull'assoluto abbandono di se di fronte alla volontà divina, per amore infinito di Dio.
4. Il quarto metodo è quello del totale sacrificio di se, l'aspirante offre incondizionatamente i frutti di tutte le sue azioni a Dio. Questo è il Karma Yoga.

A colui che è liberato spiritualmente non può accadere più nessun male, per lui tutto è divino, beatifico, eterno ed essenziale. Qui cessa per sempre il divenire, la dissoluzione, l'illusione, l'ignoranza, la separazione, la morte. Qui esiste solo l'essere divino nella sua forma originaria, unita con Dio Padre .Citati celebri che rivelano il vissuto dello stato di SAMADHI. Colui che ha questa comprensione (che l'Universo è identico a se) e vede l'intera manifestazione come un gioco di Dio con Se stesso, è senza dubbio un liberato in vita. Allo stesso modo in cui il sale dissolto nell'acqua diventa uno con essa, sempre così, quando ATMAN (il Se individuale) e la mente diventano uno, appare lo stato di SAMADHI (estasi divina).L’uguaglianza e l'unità tra il Se individuale ATMAN e il Se universale PARAMATMAN è chiamato SAMADHI, per descrivere ciò che si trova al di là delle parole, potendo essere conosciuto solo attraverso sperimentazione diretta.

Fonte: yogaesoteric: http://www.yogaesoteric.net/content.aspx?lang=EN

Bhakti Yoga

Il Bhakti Yoga (dal sanscrito Bhakti - devozione/amore, e Yoga - unione) è uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la liberazione (insieme a Jñ?na Yoga, Raja Yoga e Karma Yoga).
Bhakti è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Questo Yoga tra tutti è il più semplice e diretto, e si rivolge alla maggioranza degli esseri umani proprio per la sua facilità di messa in pratica, dato che non richiede spiccate capacità intellettive o abilità particolari. Il Bhakti può essere inteso come puro amore nei confronti di Dio poiché egli è l’apice della purezza e dell’amore appunto. Si potrebbe definire amore trascendentale,esso deve essere sviluppato progressivamente. Colui che pratica lo Bhakti Yoga non ha alcun interesse verso ciò che si può percepire con i cinque sensi,è estraneo a ciò che si definisce Odio. Conosce solo amore e devozione. Rispetto e apertura spirituale. Una volta raggiunto Dio esso prenderà diverse forme: Visnu, ?iva, Kali, Rama, Krishna, o Buddha, o il Cristo, o Allah.
Secondo lo Srimad Bhagavatam esistono 9 metodi per praticare il Bhakti yoga:
ricordare Dio (smaranam);ascoltare (svaranam);cantare/celebrare (kirtanam);servire (pada sevanam);adorare sull'altare (arcanam);provare amicizia per i devoti (sakhyam);pregare (vandanam);servire tutti con umiltà (dasyam);sottomettersi (atma-nivedanam).

HATHA YOGA

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E' un sentiero yoga che si occupa direttamente del corpo fisico attraverso la respirazione e gli asana (posizioni).
Gli asana abbinati alla respirazione e alla concentrazione stimolano le ghiandole endocrine producono equilibrio fisico e mentale, donano flessibilita' e forza muscolare, risolvono gli irrigidimenti fisiologici della colonna vertebrale e mantengono elastiche le articolazioni. Un corpo in buona forma e' quindi ritenuto necessario per la crescita spirituale.
La pratica delle posizioni Yoga rinforza il corpo e crea una sensazione di benessere.
Lo Hatha Yoga insegna a dominare l'energia cosmica presente nell'uomo;insegna a saper stabilizzare la mente e centrare il pensiero in modo da eliminare la “confusione interiore”. Lo Hatha Yoga è anche definito come “la via celere”.
Chi ne segue le regole non è più un uomo comune ma diventa un Siddha, cioè un uomo perfetto. Uno dei segni ch'egli è un uomo perfetto è appunto lo straordinario dominio sugli elementi, quale si mostra con la pratica del tummò, in virtù della quale l'asceta prova di poter cambiare per suo volere le condizioni stesse della vita.
Le principali pratiche
Gli asana,come spiegato in precedenza,sono delle specifiche posizioni o posture da adottare utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. La funzione degli asana è direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul sistema sottile. Secondo questo sistema esistono delle posizioni adeguate che permettono all’individuo di purificare i proprio canali energetici .

Il fine è il raggiungimento dell’equilibrio psico-fisico .Gli asana sono classificate in base alla disposizione che il corpo deve assumere. Infatti abbiamo posizioni sedute ,posizioni in ginocchi, posizioni in piedi,posizioni supine,posizioni prone,posizioni capovolte. EccEcc..
Pranayama
Il Pranayama è un insieme di tecniche di respirazione che consente l'accumulo e l'utilizzo del prana. Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente.
Meditazione
La meditazione è il settimo degli otto passi descritti dal saggio Patanjali per raggiungere l'unione con Dio. La meditazione è il passo immediatamente precedente al Samadhi, ovvero l'unione del meditante con l'oggetto meditato, l'unione dell'anima indivudale con l'Anima universale.


Jnana Yoga


Lo Jnana-Yoga è il sentiero della conoscenza.
Moksha (Liberazione) si ottiene per mezzo della conoscenza di Brahman. La liberazione dal Samsara (successione delle
rinascite) è acquisita con la realizzazione dell'identità dell'anima individuale e dell'Anima Suprema. La causa degli attaccamenti e della sofferenza è Avidya, o ignoranza. Nella sua piccolezza e nella sua ignoranza Jiva (l'anima individuale) si immagina stupidamente di essere separata da Brahman. Avidya (l'ignoranza) agisce come un velo o uno schermo che impedisce al Jiva di percepire la sua natura reale e divina. La conoscenza di Brahman o Brahma-Jnana toglie questo velo e permette al Jiva di stabilirsi nella sua propria natura essenziale: Esistenza, Conoscenza, Beatitudine (Sat-Chit-Ananda Svaroopa).
Lo Jnana-Yogi prende coscienza che Brahman è la Vita della sua vita, l'Anima della sua anima. Egli sente e sa che Dio è il suo proprio Sé. Egli realizza che è uno con l'Eterno attraverso la visione spirituale o intuizione profonda (Aparoksanubhuti), o percezione divina, e non soltanto con lo studio di libri, di dogmi o di teorie. Da quel momento, per lui, la Religione, da semplice discorso, diventa Realizzazione. Si immerge nelle profondità del suo cuore con una meditazione costante e intensa (Nididhyasan) e trova la meravigliosa perla dell'Atman, un tesoro che ha molto più valore di tutte le ricchezze del mondo.

Fonte: http://www.etanali.it/bhakty_raja_Jnana.htm

Jnana non è un sapere puramente intellettuale.
Non si tratta soltanto di comprendere e accettare quello che vi è stato detto. Non è una semplice asserzione intellettuale, è la realizzazione diretta di una unione, di una unità con l'Essere Supremo. È Para Vidya (la Conoscenza Suprema). La sola convinzione intellettuale non vi poterà a Brahma-Jnana (la conoscenza di Brahman).Il Jnana Yoga insegna che esistono quattro metodi per conseguire la Liberazione:
-Viveka - discriminazione: l'abilità di differenziare tra ciò che è reale / eterno (Brahman) ed irreale / temporaneo (qualsiasi altra cosa nell'universo).
-Vairagya - distacco: il rifiuto dei piaceri del mondo, dovuto alla comprensione che questi sono in verità le fonti del disagio.
-Shad sampat - le Sei Virtù:
Sama (la calma, il controllo della mente e dei pensieri); Dama (il controllo degli organi di senso); Uparati (la rinuncia alle attività che non siano doveri, o attività che non facciano parte del Dharma); Titiksha (fermezza interiore di fronte alle avversità, alle diversità e alle coppie di opposti, come il piacere ed il dolore); Shradda (fede nell'insegnamento del Ved?nta); Samadhana (concentrazione perfetta);
-Mumukshtva (ardente attesa e intenso desiderio di liberazione dai vincoli di tempo e spazio).



KARMA YOGA

Il karma yoga è una delle quattro ramificazioni del cosiddetto yoga classico dell'oriente. Nonostante molti ricercatori del pensiero indù lo considerino a volte più antico dello Jnana-yoga e del Raja-yoga, esso rappresenta tuttavia un punto di partenza ed una parte essenziale degli insegnamenti compresi nella Bhagavad-Gita, aspetto che gli conferisce una sufficiente garanzia di autenticità. Come tutte le altre forme di yoga, anche il Karma-yoga ha, a sua volta, come scopo essenziale e finale, se non unico, la facilitazione e l’accelerazione dell'evoluzione spirituale di colui che lo pratica con costanza. Si differenzia però dalle altre forme di yoga nel senso che, fin dall'inizio, può essere praticato sempre, per tutto il giorno, ed è applicabile a tutte le attività specifiche dell'uomo, mentre il Bhakti-yoga, per la maggior parte degli individui, non può essere abbordato se non ad uno stadio molto avanzato di pratica; lo Jnana-yoga e il Raja-yoga (insieme alla sua variante di base, l'Hatha-yoga) non possono essere praticati invece se non in un preciso periodo della giornata, per un determinato intervallo di tempo. Per questo motivo possiamo considerare letteralmente il Karma yoga una forma istantanea di yoga nella vita quotidiana.
Definizione del sistema Karma-yoga
Riguardo al Karma-yoga, la tradizione ci mette a disposizione diverse definizioni. Tuttavia la più corrente, e allo stesso tempo una delle migliori definizioni, anche se lontana dall’essere completa, è la seguente: lo yoga della fusione quanto più profonda e piena con il Divino attraverso ogni azione disinteressata. Il Karma-yoga parte, nel suo percorso, dalla constatazione che in ogni istante della nostra esistenza quotidiana, anche quando ci sentiamo costretti e facciamo una determinata cosa o un'altra, siamo tuttavia liberi di scegliere e abbiamo l'intera responsabilità delle nostre opinioni. Ricorrere ad ogni disciplina spirituale (yoga o qualsiasi altra via spirituale) implica l’ammissione del fatto che l'uomo dispone del libero arbitrio, tanto nell'orientamento che darà alla sua vita quanto nella scelta dei mezzi che userà. La domanda "essenziale" alla quale il Karma-yoga ci aiuta a rispondere è la seguente: come e per quale motivo dobbiamo scegliere tra due o più possibilità che ad un certo punto ci vengono offerte? Di fatto, per quanto inaspettato sembri agli occidentali, la pratica costante del sistema Karma-yoga ci conferisce la più grande libertà. Numerosi saggi contemporanei, da Sri Ramakrishna a Sri Aurobindo, hanno sottolineato che questa forma di yoga, il Karma-yoga, si adatta benissimo alla nostra epoca in quanto è più congeniale all’essere umano del Bhakti-yoga, consono solo alle persone con accentuate inclinazioni religiose (peraltro attualmente sempre meno numerose). Inoltre, il Karma-yoga si adatta a tutti gli esseri umani molto meglio del Raja-yoga, il quale necessita di uno sforzo intellettuale che supera le facoltà mentali comuni.
Il Karma-yoga è allo stesso tempo molto più facilmente accessibile dello Jnana-yoga, che necessita di una considerevole forza di concentrazione ed interiorizzazione, qualità sempre meno presenti nell'uomo moderno. Possiamo inoltre aggiungere che si adatta nel miglior modo possibile agli occidentali, sempre impazienti di agire e sempre scettici sui valori degli orientali, sulla maggior parte delle discipline spirituali che allontanano dalla vita pratica di un mondo così materialista. Va sottolineato il fatto che questa forma di yoga non esclude in nessun modo la pratica simultanea di altre forme di yoga, anzi non fa che accrescerne l'efficacia; quest'associazione però non è mai obbligatoria poiché, quando viene praticato singolarmente, il Karma-yoga è sufficiente di per sé. Il Karma-yoga presenta anche un altro vantaggio che le altre forme di yoga non hanno. Mentre il Bhakti-yoga, il Raja-yoga, il Tantra-yoga, l'Hatha-yoga e lo Jnana-yoga, fatta eccezione per alcuni esercizi preliminari, se praticati erroneamente e senza la vigilanza e la guida attenta e costante di un maestro competente presentano gravi rischi fisici, psichici e mentali, il Karma-yoga, dal punto di vista psichico e spirituale non comporta mai nessun rischio per colui che lo pratica, anche se si basa unicamente su alcuni insegnamenti scritti. Swami Vivekananda scrive: "per la via del Bhakti-yoga esistono grandi pericoli, come ad esempio: il soffio ricettivo arriva a considerare alcune emozioni passeggere come vere rivelazioni del Divino e considera delle banali aspirazioni passeggere vere aspirazioni spirituali" (Lo Yoga pratico).In riferimento al Raja-yoga, sempre Vivekananda scrive, sottolineando nella prefazione del suo libro riguardo a questa forma di yoga: "al di fuori di pochissime eccezioni, non possiamo tuttavia imparare il Raja-yoga senza rischi, se non sotto la guida diretta di un maestro."Swami Brahmaranda, che incoraggiava i suoi discepoli già interiormente purificati a praticare alcune asana e tecniche di pranayama, diceva loro successivamente: " In quanto alle pratiche dell'Hatha-yoga, evitatele se non volete subire penose conseguenze. L'Hatha-yoga è una via pericolosissima quando viene praticata ignorandone la causa, senza la guida di un maestro competente" (Le discipline spirituali).Aggiungiamo che, nel caso di uno stadio avanzato, la pratica del Karma-yoga non necessita in sé dell'aiuto di nessuna disciplina fisica e di nessun regime alimentare speciale, tuttavia è evidente che anche il karma yogi deve fare tutto il possibile per rimanere in salute. Infine, possiamo aggiungere che il sistema Karma-yoga non è quasi in nessun modo legato ad alcuna concezione metafisica o religiosa.
Fonte:http://www.yogaesoteric.net/content.aspx?lang=EN


Raja Yoga


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Il Raja Yoga è il “percorso regale” che porta all'Unione con Dio tramite la padronanza di sé ed il controllo della mente. Questo tipo di Yoga insegna la padronanza dei sensi e delle vritti (fluttuazioni, onde di pensieri che costituiscono l'attività della mente) e, inoltre, come sviluppare la concentrazione (Dharana) e comunicare con Dio; in particolare, il Raja Yoga attribuisce grande importanza alla concentrazione. Esso propone il metodo della meditazione e dell'introspezione come mezzo supremo per realizzare Dio, ed include vari elementi di altre forme di yoga.
Se l'Hatha Yoga può considerarsi una disciplina fisica, il Raja-Yoga è una disciplina mentale. La filosofia del Raja Yoga afferma che la mente ha la potenza di un proiettore; così come i raggi del sole concentrati attraverso una lente possono bruciare il cotone, i raggi dispersi della mente quando vengono riuniti sviluppano una grande potenza, che permette di avere accesso al tesoro della conoscenza più profonda e trascendentale.
Per raggiungere l’unione con Dio esistono otto stadi (che sono già stati citati nell’introduzione) che il praticante deve percorrere.

Altri tipi di Yoga:

* Dhyana Yoga(Y. della meditazione)
* Mantra Yoga (Y. delle formule o mantra)
* Ananda Marga Yoga
* Anusara Yoga
* Kriya Yoga
* Kundalini Yoga
* Sahaja Yoga
* Satyananda Yoga
* Surat shabd yoga
* Yoga Ratna
* Yoga Tibetano
* Yogaterapia
* Vihangam yoga
* Cranio Sacral Yoga